FILOSOFIE

Nella vita siamo davvero pressi della felicità? Per dare una risposta noi dobbiamo pensare all’alfa e l’omega.  L’inizio sembra essere senza fine, romantico, avventuroso e quando si raggiunge ad un punto inventiamo una formula, una cifra o un simbolo dell’alfabeto greco(omega) in quale osserviamo che tutto è finito in dispiacere, disperazione e senza una speranza di continuità. Il punto lo cerchiamo di metterlo al mezzo della vita per non arrivare alla fine di fare il stop meglio attualizzare e rispettare i momenti più belli. Dell’antichità i filosofi (Socrate, Platone, Aristotele, Schopenhauer…) hanno cercato di capire e di spiegare la parola felicità o di comprendere il significato per farlo conoscere in stesso tempo all’umanità nel modo per evitare la infelicità quale non può entrare nella logica della gioia e della vita. 

“La felicità è legata alla virtù e alle conoscenze. (sapere e virtù)” (Socrate). “La felicità è associata all’ordine, alla misura e alla conoscenza del bene” (Platone). “La felicità è la fine del uomo, realizzato col esercizio della virtù e della razione (vita contemplativa). Non è solo la possessione dei beni, è un’attività dell’anima per diventare quello chi sei.” (Aristotele). “La felicità è un’illusione transitoria, definita temporanea, la fine del dolore o la paga momentanea di un desiderio destinato di lasciare lo spazio alla noia” (Schopenhauer). 

I filosofi hanno definito la felicità come una virtù del uomo, della conscienza del bene, una razionalità di vita dove la vivenza è legata ai sentimenti e al piacere dell’anima per vincere la debolezza nella conscienza di sine. Così possiamo distinguere i momenti del piacere di fronte alla tristezza e alla depressione. Con la fine della vita si chiude un episodio reale del passaggio terreste in eternità, la felicità resta un spazio vuoto, ne quale entra la meditazione per una nuova rinascita nel corpo o per la riflessione del pensiero dove quel punto era necessario di essere messo in un momento difficile della vita per respirare e per rilanciare un nuovo tempo. La rinascita è un desiderio a quale con tutti vogliamo di rinovare i sentimenti, di cercare i piaceri, di distinguere la virtù, la qualità del uomo di non essere meschino, di non avere le attitudini aggressive che accentua la infelicità. Per questa abbiamo bisogno delle conoscenze, della educazione, della ragione di scoprire che cosa siamo noi stessi e che ripresentiamo per gli altri. Col punto o senza punto la vita va avanti ma è duro quando scopriamo che non posiamo cambiare il senso, la nostra immagine vista nella prisma dell’interiorità del sine per restare nella felicità senza una rinascita ulteriore. Alla fine, rimangono le riflessioni, le idee incompiute, le espressioni che passano al di là senza definire la felicità.

La felicità è la gioia? La gioia è la felicità? Ci sono due parole duale, ma in stesso tempo contrar distinte di un senso della profondità integrato in sfera della vita. Se vuoi vivere, vive in felicità. Se voi amare, ama con i sentimenti. Se vuoi la gioia, godi del momento. Nella vita dobbiamo conoscere quel momento quando mettiamo il punto. (può essere riflessione, relax o la fine).