Si cerca i gruppi stampa, le associazioni per il blog ” News-art-culture.com”. L’arte non ha una predisposizione per il colore o per lo stile tutto si fa dopo la percezione e la visione del artista dove l’occhio studia e analizza la realtà del concetto prima di essere realizzato sulla tela. Il talento non ha un nome e non ha una preferenza di essere maschile o femminile, lui da fascino di essere messa in contemplazione l’opera e di essere apprezzato il lavoro indifferente del tempo o degli intrighi avvenute di vari motive per oscurare una personalità nata per l’arte. Artemisia Gentileschi è una personalità femminile dell’arte che riesce a combatte con la determinazione i suoi traumi psichici e fisici essendo la figura più controversa entrata nella pittura in prima parte del XVII secolo che riesce a dominare il mondo dell’arte maschile proprio al suo genio artistico. Vogliamo conoscere la sua storia?
La nostra protagonista si nacque a Roma nel 8 luglio 1593 da padre Orazio un famoso pittore del periodo barocco e da Prudenzia di Ottaviano Montoni. Per la sua fortuna è nata in un periodo favorevole per l’arte quando Roma viene riconosciuta come una città di cultura che avvia l’arte essendo in tal modo un ambiente unico in Europa a causa anche della riforma cattolica che contribuì sostanzialmente al sviluppo dell’Urbe con la restaurazione di numerose chiese dove coinvolse i più grandi maestri in cantieri per il rinnovo urbanistico e altri interventi di struttura architettonica ( strade allargate, residenze signorile e piazze delineate e collocate con le vari sculture per dare il fast e presentare la ricchezza culturale della citta e dei suoi abitanti). La maggior parte dei artisti impegnati erano fiorentini, i grandi maestri dell’arte che hanno aperto alla Artemisia il percorso artistico e l’apprezzamento per l’arte .
L’amore per l’arte o l’inizio del studio per essere una semplice apprendista?
Rimasta orfana da madre si avvicina nel 1605 alla pittura stimolata e incuriosita delle figure dipinse dal padre dove la sua sensibilità deviene pregnante al colore del sfondo in gioco delle luci (chiaro oscuro). Dal suo occhio analitico viene l’incanto per i personaggi, e l’ammirazione per i penelli che la spinta al desiderio di raffigurare sotto il specchio dei colori. Così la sua formazione inizia dal padre quale gli valorizza il talento precoce al massimo per aiutarlo di preparare i materiali utilizzati per i dipinti (macinazione dei colori, estrazione, purificazione degli oli e confezionamento dei pennelli). Rifiutando di fare la domestica dopo la morte di madre passa dei conflitti con l’intelligenza dove esporre il suo talento artistico vicino del padre in esecuzione delle copi di xilografie dei dipinti e gli incisioni dei personaggi ( Mercantonio Raimondi, Albrecht Dürer) che suo padre aveva di lavorare. Per completare la sua formazione il padre la fa incontrare Caravaggio nel suo studio, un pittore -amico che padre non la lascia di fruire degli stessi percorsi di apprendimento come i colleghi maschi considerando una pratica esclusivamente maschile. Un’altra amarezza! Ma lei subì e rimane affascinata della pittura caravaggesca che la segui tutta la vita! Era il suo stilo! Con gli anni 1608-1609 diventa la pittrice associando il lavoro con la collaborazione del padre (suo discepolo) intervenendo su alcune tele paterne, producendo piccole opere d’arte e alla fine realizza la tela che rappresenta il suo ingresso nel modo dell’arte” Susana e i Vecchioni” dove si osserva il realismo caravaggesco. Il dipinto è seguito delle critiche sospettando l’aiuto del padre di far conoscere la precocità artistica della figlia che solo in 3 anni di apprendistato ha raggiunto una competenza artistica comparabile degli artisti maturi. Fatto che lo determina per Orazio di spedire una missiva a granduchessa di Toscana nel 3 luglio 1612 di essere riconosciuto il suo talento di pittrice: “Questa femmina come è piaciuta a Dio avendo dirizzata nelle professione della pittura i tre anni si è talmente praticata che posso dire che oggi non ci sia pare a lei avendo per sin adesso fatte opere che forse i principali maestri di questa professione non arrivano al suo sapere.” Un altra l’ammirazione viene da parte di Giovanni Baglione che la descrive nella sua biografia come l’artista che presenta “l’artefici della pittura, femmina è capace particolarmente di ritrarre dal naturale”.
L’abuso sessuale, mancanza di rispetto e le dispute giudiziarie del tempo. Quale vicenda avrà Artemisia?
Artemisia Gentileschi viene violentata di Agostino Tassi un pittore virtuoso, collaboratore del padre conosciuto come avventuriero, coinvolto in diverse vicende giudiziarie, mandante dei diversi omicidi. Il loro legame viene fatto dal padre essendo indirizzata di studiare in “ trompe l’oeil” quale raggiunse di violentarla in rapporti intimi con le promissioni di sposa anche se lui risultava in documenti coniugato. Affronta il processo con il coraggio e forza del spirito di fronte ai falsi testimoni e alla calunnia che erano per danneggiare la sua reputazione della famiglia Gentileschi, di donna e di pittrice. Di più è molto umiliata di fronte alla corte di giustizia con vari controlli medicali sul suo fisico di fronte al popolo di Roma e sui occhi del notaio che redigeva il processo verbale verificando la veridicità dei fatti accaduti. Col 27 novembre 1612 Agostino Tasssi viene giustiziato, con sanzioni pecuniarie e condannato nel esilio perpetuo da Roma ma non esecuta condanna per le influenze dei sostenitori che lo volevano in campo artistico presente a Roma. Orrore! Disprezzo! Pettegolezzi! Minacciata nei sonneti e da gran parte del pubblico parte a Firenze per iniziare la vita artistica sotto governatore Cosimo II d’Medici un amante dell’arte e promotore della cultura a Firenze. Tramite lo zio Aurelio Lomi conosce la gente influente e si impegna in relazioni culturale (Galileo, Galilei, Michelangelo Buonarroti – nipote dal celebra artista che lo aiuta di procurare commissioni bene pagate dei dipinti. Il suo trionfo nell’arte è deciso con l’inscrizione nel 19 luglio 1916 alla Academia delle arti del disegno di Firenze (essendo la prima donna ammessa). Fra tempo entra in un matrimonio di convivenza con Giovanni Battista da quale si nascono 4 figli e viene in fine apprezzata la sua qualità e personalità artistica. Da Toscana si ritorna a Roma nel 1622 dove incontra molti protettori, appassionati d’arte (italiani e stranieri) che la ammirava con grande entusiasmo il suo realismo in pittura. La sua vita artistica si svolge tra Roma- Genova- Venezia seguendo il padre per le collaborazioni pitturale, frequentando i cerchi artistici dell’epoca le grandi figure artistiche dove ha l’interazione più libera con il pubblico e con i colleghi maestri dell’arte scoprendo cosi l’inesauribile patrimonio artistico romano, classico, protocristiano e l’arte contemporanea del suo tempo. La sua immagine è ripristinata, ha vinto il passato crudele e la disonoranza artistica e morale avendo ricche commissioni come desiderava e il suo talento era davvero ammirato nelle tele in vari posti pubblici, religiosi e le collezioni particolare. Si trasferisce a Napoli nel 1630 scegliendo per la sua vita una città vivace e la nuova possibilità del lavoro. In poco tempo ha vari lavori (mitologici, religiosi) tra di loro viene notata con tre tele per una chiesa ( cattedrale di Pozzuoli) “ San Gennaro nel anfiteatro di Pozzuoli , l’Adorazione dei Magi e Santi Procolo e Nicea”. In tempo si sposta a Londra per lavorare con suo padre che ha presso l’incarico del pittore di corte sottoregno di Carol I avendo sottocommissione un grande lavoro di decorare un soffitto nella Casa delle Delizie della regina Enrichetta Maria a Greenwich (Allegoria del trionfo della Pace e delle Arti ). Dopo un periodo del tempo della morte del padre si ritorna a Napoli dove ha altre commissioni ben pagate (collezionista don Antonio Ruffo di Sicilia). Muore di peste a Napoli nel 1657 con altra generazione degli artisti, viene seppellita nella chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini di Napoli con una scritta semplice di due parole “ Heic Artemisia” oggi risulta perduta con il spostamento del edificio.
Le critiche “l’opera femminista” sarà la sua opacità artistica?
Il suo talento artistico non era accettato per l’epoca perché la pittura era considerata esclusivamente, in genere l’arte maschile. Ha dovuto combattere per essere riconosciuta come pittrice e passare vari ostacoli e negazioni avvenute da gran parte degli artisti per suo talento versatile in breve tempo e approfondire gli studi dai grandi maestri. Le sue eroine erano rappresentate dal suo desiderio vendicativo trionfante sulla crudeltà degli uomini che impossessava la sensibilità e la naturalezza divina di una donna (Giuditta, Giaiele, Betsabea o Ester). Per motivo di essere femmina-pittrice è stata lasciata in dimenticanza per i secoli, non errava menzionata nei libri di Storia dell’arte e né anche notata degli altri illustri biografi del secolo XVII-lea. Il critico Roberto Longhi la descrive come una eccezionale artista: “L’unica donna in Italia che abbia saputo che cosa sia pittura, colore e impasto è simile all’essenzialità ….. ma vien voglia di dire questa è la donna terribile!” Le critiche vanno pro e contra ma sappiamo che è stata una artista che ha lottato con la determinazione utilizzando le armi della propria personalità e delle proprie qualità artistiche. Che dimenticanza …….
Le opere?
Susana e vecchioni, Giuditta che decapita Oloferne, Conversione della Maddalena, Giuditta con la sua ancella, Giaele e Sisara, Madonna e bambino con rosario , Autoritratto come allegoria della pittura, Annunciazione….
Nelle eroine dipinte, Artemisia Gentileschi è la sua determinazione di affrontare il nemico, crudele che vuole disonorare la sua personalità artistica e il lato femminile. Affronta con il coraggio in varie teme teatrale (bibliche, mitologiche) una seria di dramme dove entra il suo riscatto, la sua vicenda sulla oppressione fisica e psichica con un realismo intenso e colori di chiar oscuro. Le figure esprimono determinazione in relazione con il trauma prodotta per poter finire l’atto vendicativo. Ma in stesso tempo lo sa dare lini di dolcezza e sensibilità alla Madonna o forza espressiva alle donne oppresse. Artemisia entra a far parte della teatralità di ogni eroina per capire e rappresentare la scena con i dettagli crudi come era la sua vita. Il realismo la segue indifferente di scenografia dipinta, lei sarà la donna -pittrice che combatte in un mondo maschile fine raggiungerà il successo.

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